Aula Magna – Facoltà Architettura – Sapienza Università di Roma – Piazza Borghese, 9 – Roma
21 gennaio 2026 – ORE 14.30 – 18.30

Il convegno, introdotto e coordinato dalla Presidente di A.B.A.C.O., si è aperto con i primi due interventi accademici di Sapienza Università di Roma e della Università di Ferrara, ed a seguire la relazione sulle trasformazioni di Roma, a cura dell’Ufficio Speciale del Commissario Straordinario per il Giubileo 2025.

I dipartimenti universitari per il territorio

Prof. Arch. Daniela Esposito – Direttrice Dipartimento DSDRA – Sapienza Università di Roma

Il piano strategico dell’Ateneo prevede, per tutti i Dipartimenti presenti al suo interno, una attività collegata alle tematiche urbane, in particolare della città di Roma, nello specifico oggi trattato.

Lo scopo principale dei Dipartimenti è la didattica e la ricerca, altresì si fanno carico anche di corsi di alta formazione, quali master, workshop, summer school, che possono dare risultati interessanti, grazia a studi sistematici su specifiche tematiche per dare risposte alle istanze della città, in collegamento con le istituzioni preposte alla progettazione e realizzazione delle varie trasformazioni della città.

In questa direzione sono state attivate sinergie e collaborazioni con vari soggetti pubblici, quali ad esempio, la Sovrintendenza Capitolina, il Parco Archeologico del Colosseo, la Galleria Barberini, la Metro C.

Nell’ambito della educazione al patrimonio, per esempio, si sono attivate delle collaborazioni, tipo start up, con le scuole, aventi lo scopo di sensibilizzare le giovani generazioni ai beni culturali, comunicando il patrimonio stesso come un “gioco”.

Le collaborazioni con le istituzioni si traducono anche in studi e ricerche su beni specifici, quali rilievi e analisi dei materiali, a cura dei laboratori universitari, che possono offrire un’approfondita conoscenza del patrimonio, base per un’opportuna ed efficace progettazione di restauro e/o valorizzazione dei beni stessi.

Le trasformazioni urbane nei giubilei come storia della ‘mentalità’

Prof. Arch. Alessandro Ippoliti – Prorettore al Patrimonio architettonico – Università degli Studi di Ferrara

Il presente contributo intende proporre una lettura storica degli eventi legati ai Giubilei quali fattori propulsivi di trasformazioni urbane e culturali, assumendo come riferimento metodologico la lezione della scuola delle Annales francesi.

La riflessione epistemologica sul metodo della conoscenza storica ha chiarito come la pratica storiografica, nel tentativo di ordinare sistematicamente il fluire del tempo, implichi un processo interpretativo in grado di tradurre la mera successione degli eventi in un orizzonte di significati, conferendo alla memoria condivisa una struttura intelleggibile e al presente una più articolata consapevolezza critica.

A tal proposito, la riduzione della ricerca storica al primato della dimensione evenemenziale favorisce, negli anni Venti del Novecento, la maturazione di una forte istanza di rinnovamento che sfocia nella fondazione, avvenuta nel 1929, della rivista Annales d’histoire économique et sociale, ad opera di M. Bloch e L. Febvre. Il progetto annalistico introduce un profondo ripensamento della storia come studio dell’uomo nel tempo, aperto al confronto sistematico con le scienze sociali entro un programma esplicitamente interdisciplinare volto alla comprensione della mentalità di un’epoca in un’ampia prospettiva temporale.

Per tali motivi l’intervento si concentra sull’individuazione di due Giubilei in particolare, assunti come esemplificazioni per riflettere su approcci radicalmente differenti alle trasformazioni urbane e sui conseguenti esiti simbolici e formali.

Il Giubileo del 1475, promosso da Sisto IV (1471-1484), si inserisce nel processo di progressiva affermazione della cultura umanistica nella Roma della seconda metà del Quattrocento. Gli interventi architettonici e urbanistici, di ampia portata ma puntuali e concretamente attuabili, rispondono all’esigenza di adeguare la città ai nuovi orizzonti culturali, favorendo una maturazione in senso classicista dell’architettura romana. A distanza di un secolo, il Giubileo del 1575, celebrato sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585), si configura come diretta applicazione dei dettami controriformistici alla dimensione urbana. Le istanze di rinnovamento culturale, definite dal Concilio di Trento, trovano nell’architettura uno strumento di prescrizione, volto a depurare linguaggi e significati da prestiti classicisti e “paganeggianti”. Le grandi imprese edilizie che investono rilevanti porzioni della città prefigurano infatti il definitivo assoggettamento della tradizione classica al Cristianesimo, apertamente conclamato nel successivo pontificato di Sisto V (1585-1590).

I lavori per il Giubileo 2025

Ing. Roberto Botta – Direttore Ufficio Speciale Commissario Straordinario per il Giubileo 2025

Al fine di assicurare lo svolgimento ordinato e in piena sicurezza del Giubileo della Chiesa cattolica 2025 e garantire adeguati standard di accoglienza al rilevante flusso di pellegrini e turisti che la Città di Roma e il territorio metropolitano ospitano in occorrenza delle celebrazioni giubilari, sono state stanziate, fin dal 2022, rilevanti risorse finanziarie in conto capitale che sono state via via ripartite mediante l’adozione di specifici provvedimenti.

Il Giubileo e i fondi di Caput Mundi (Pnrr) hanno consentito di investire 4,3 miliardi di euro, cui 1,76 miliardi di euro di fondi giubilari e 2,53 miliardi di euro di altri fondi, compresi 500 milioni di risorse PNRR-Caput Mundi.

Il programma di interventi ha cercato di coniugare la valorizzazione della dimensione spirituale del Giubileo, gli interventi volti a migliorare il decoro e la mobilità, con l’impegno alla cura dell’ambiente e all’inclusione sociale in coerenza col messaggio di Papa Francesco (“la dimensione spirituale del Giubileo, che invita alla conversione, si coniughi con quegli aspetti fondamentali del vivere sociale” come “contemplare la bellezza del creato e prenderci cura della nostra casa comune”).

In questo senso a fianco delle opere volte a riqualificare i luoghi giubilari, a rendere la città più accogliente e a consentire lo svolgimento dei grandi eventi, il piano ha voluto investire anche sulle periferie più lontane dal centro e dalle aree più direttamente interessate ai pellegrinaggi, offrendo al mondo il segnale di come Roma faccia suo il messaggio giubilare della speranza e dell’inclusione si impegni direttamente a promuovere l’accoglienza e l’ascolto.

Il Giubileo lascia in eredità a Roma, ai romani e a tutti coloro che vivono la città uno straordinario patrimonio infrastrutturale di viabilità, piazze, verde pubblico e spazi comuni realizzati, di monumenti meravigliosi e unici al mondo completamente riqualificati, aree verdi moltiplicate e rilanciate.

Ad oggi è concluso oltre il 60% dei 330 interventi, quasi la totalità in termini di investimenti (204 gli interventi conclusi o parzialmente conclusi, 7 in via di conclusione, 78 in corso e 41 di prossimo avvio). Le grandi opere essenziali e indifferibili sono quasi tutte concluse e a queste si aggiungono gli interventi che hanno accompagnato il Giubileo senza essere indifferibili e che si concluderanno nel corso del 2026 ed oltre.

I Parchi fluviali

Arch. Chiara Cecilia Cuccaro – Già Dirigente – Roma Capitale

Arch. Eleonora Rogato – Dipartimento Ambiente – Roma Capitale

Il rapporto tra il Tevere e Roma si è significativamente diluito a partire dalla seconda metà del XX secolo, a seguito della costruzione dei muraglioni e di altre importanti opere di sistemazioni idraulica, Già dalla metà del XIX secolo lo sviluppo dei trasporti via ferro e anche le considerazioni sull’andamento torrentizio del Tevere avevano diminuito la funzione del fiume. Nella seconda metà del XX secolo, il rapporto fiume-città riguarda principalmente il tema della depurazione delle acque usate, mentre l’utilizzo delle sponde è in secondo piano.  Il PRG del 1962 le destina genericamente a parchi pubblici e a impianti sportivi e la città nel suo sviluppo volta loro le spalle. Nel 1985 la legge Galasso impone vincoli ope legis sulle componenti del paesaggio coste marine, fiumi, laghi, montagne, ghiacciai, intesi come beni comuni, e obbligando la redazione dei piani paesaggistici su tutto il territorio nazionale. Si impone un nuovo punto di vista, recepito dai successivi strumenti urbanistici comunali. Oggi, con il Piano Regolatore del 2008, il Tevere è un ambito di programmazione strategica, corridoio ecologico, oggetto di riqualificazione.

In questo contesto con i parchi fluviali del programma del Giubileo 2025, il Comune di Roma ha deciso di rivolgere la città verso il fiume, affrontando il tema del contesto ambientale da risanare e rigenerare, e rispondendo alla pressione di cittadini e associazioni, uniti nel Contratto di fiume Tevere. I cinque parchi, scelti nell’ambito del Masterplan del Tevere, rappresentano ciascuno diverse modalità del rapporto fiume e assetto urbano e suburbano.

Parco dei Prati dell’Acqua Acetosa (Municipio II) in sinistra del Tevere, tra il ponte della via Olimpica e il ponte della ferrovia Roma Civita Castellana, si affaccia sul fiume, nel suo tratto naturale, abitato da una fauna inaspettata a poca distanza dalla città consolidata. Il progetto si è basato su criteri di sostenibilità, centrale è stata la bonifica, vegetazionale e ambientale, dovuta alla pluriennale marginalizzazione e incuria dei luoghi, deposito di rifiuti e discarica abusiva. La vocazione del parco è prettamente naturalistica e di affaccio sul fiume.

Parco dell’Oasi di Ponte Milvio (Municipio XV), nella golena in destra Tevere, tra Ponte Milvio e Ponte Flaminio, classificata “oasi naturalistica” dal Piano stralcio per il tratto metropolitano del Tevere da Castel Giubileo alla foce (PS5) la rinaturalizzazione è dovuta al continuo deposito di limo operato dal fiume sulla banchina alla base del muraglione novecentesco sul Tevere tra Ponte Flaminio e Ponte Milvio.  Il progetto ha valorizzato gli elementi naturali e reso accessibile e fruibile l’oasi, la “piazza archeologica” all’ingresso del Parco contiene un importante “frammento” della antica via Flaminia. 

Parco Foro Italico (Municipio XV) in destra Tevere, tra Ponte Milvio e Ponte Duca d’Aosta lungo Via Capoprati, in stretta relazione con l’adiacente Foro Italico. L’intervento valorizza la vocazione “sportiva” dell’area riqualificando la pista ciclopedonale esistente, con elementi di arredo urbano e attrezzature per lo sport, organizzando la “Piazza Lunga del Parco”, in corrispondenza dell’accesso al Ponte Duca d’Aosta e recuperando le originarie terrazze di affaccio, che completavano il progetto dei muraglioni sul Tevere.

Passeggiata delle Navi (Municipio II)in sinistra Tevere nella golena tra ponte Risorgimento e ponte Matteotti, classificata Oasi Naturalistica dal PS5, sopra citato. Il progetto consente la fruibilità naturalistico/didattica dell’oasi, grazie al camminamento in legno che percorre longitudinalmente l’area e connette spazi di sosta e di attività didattica.

Parco Ostia Antica (Municipio XIII) in sinistra Tevere, confina con il parco archeologico, a pochi chilometri dalla foce del fiume. E’ l’unico dotato di un molo per imbarcazioni utilizzato per il trasporto dei visitatori di Ostia Antica, ristrutturato con il progetto del parco con cui sono stati realizzati pontili per l’approdo delle canoe, un’arena gradonata in legno e un tratto di pista ciclabile in collegamento con il sentiero Pasolini.

Il Tevere

Ing. Giorgio Pineschi – Dirigente Area Autorità Idraulica Regionale – Regione Lazio

Roma, tra le più antiche civiltà della storia, si è sviluppata in prossimità del Fiume Tevere, sfruttandone i benefici come risorsa idrica ed energetica e come via di comunicazione. Il primo nucleo della città è originariamente cresciuto rispettando le naturali caratteristiche del territorio, posizionando i centri nevralgici sulle alture (i sette colli) a distanza di sicurezza dal corso d’acqua.

L’espansione urbana della Città Eterna, divenuta Impero e poi Capitale, ha richiesto, nel corso dei secoli, l’evoluzione del rapporto della popolazione con il proprio fiume. Nella storia di Roma sono state numerose le piene disastrose del Tevere, eventi che hanno determinato la necessità di realizzare, nel periodo che va dal 1880 ai primi anni ’20 il sistema di muraglioni ed argini che ancora oggi difende la Città dalle acque, grazie anche agli invasi di monte realizzati nei successivi decenni. Il prezzo della mitigazione del rischio idraulico è stato, però, la separazione della Città dal suo Fiume.

Da alcuni anni si assiste, tuttavia, ad un rinnovato interesse da parte della popolazione e delle Istituzioni a recuperare il rapporto tra Roma e il Tevere, interesse che ha portato ad inserire tra le opere urgenti ed indifferibili per Giubileo 2025 una serie di interventi che hanno consentito di realizzare un’azione di recupero e valorizzazione del Fiume che non ha precedenti dal dopoguerra ad oggi.

I progetti giubilari e più in generale le numerose e validissime iniziative di vivibilità dello spazio fluviale devono tuttavia fare i conti con la natura del Fiume e con le caratteristiche del suo esteso bacino idrografico, aspetti che rendono imprescindibile un elevato grado di conoscenza e consapevolezza del connesso rischio idraulico e la necessità di valutare con rigore e responsabilità l’effettiva compatibilità dei progetti e delle iniziative di utilizzazione del Tevere e dei suoi meravigliosi spazi.

Interventi nelle Ville e Giardini Storici

Arch. Claudio D’Andrea – Dipartimento Ambiente – Roma Capitale

Gli interventi giubilari sulle Ville e Giardini Storici si inseriscono nella linea d’intervento – Ambiente e Territorio – finalizzata alla valorizzazione delle risorse naturali, verde e biodiversità. Gli interventi mirano alla conservazione di ambiti di elevato valore storico-paesaggistico e al miglioramento della fruibilità, della qualità urbana, della sostenibilità e della capacità di adattamento climatico del verde storico. L’iniziativa rappresenta un investimento strutturale che supera la dimensione dell’evento giubilare, configurandosi come un’eredità duratura per il patrimonio comunale e per le future generazioni.

INTERVENTI CAMPIONE

Giardini della Mole Adriana, giardino monumentale novecentesco di forte centralità simbolica, con la nuova Piazza Pia, cerniera urbana e visiva tra il fulcro spirituale del Giubileo e il tessuto storico della città. Le opere di restauro e riqualificazione hanno restituito qualità e decoro all’area, migliorando accessibilità, accoglienza e sostenibilità ambientale. L’intervento ha privilegiato il rinnovamento della componente vegetale nel rispetto degli impianti storici, il potenziamento degli spazi per lo svago e delle aree ludiche, nonché l’introduzione di un’area cani sicura. L’impiego di prati a ridotto fabbisogno idrico e di sistemi di irrigazione basati sul recupero delle risorse idriche presenti ha ulteriormente rafforzato la sostenibilità complessiva.

Villa Doria Pamphilj, villa suburbana seicentesca, caratterizzata da un impianto naturalistico, con verde naturale, prati, viali alberati, pinete e leccete novecentesche. L’intervento si concentra sulla riqualificazione vegetazionale, sulla ricostruzione della pineta storica e della lecceta, sul ripristino dei filari alberati e sulla valorizzazione dei percorsi tra la Villa Vecchia e Porta S. Pancrazio.

CURA E STRATEGIE PER IL FUTURO

Piani e programmi di Gestione,Patti di collaborazione,manutenzioni mirate, piattaforme gestionali WebGIS, certificazioni ambientali.

Piazza Pia

Arch. Felipe Lozano – Direttore Tecnico Via Architettura

IL CONTESTO

Risulta necessario fare qualche breve cenno, seppure sommariamente, al contesto urbano nel quale il progetto si colloca; con ogni evidenza si tratta di un’area di non comune valore storico e monumentale. Si tratta di un’area urbana già significativa in epoca romana – in cui risultava attraversata dalla via Cornelia che da Ponte Elio e dal Mausoleo di Adriano, piegando verso ovest, si protendeva verso gli Orti di Agrippina e il Circo di Caligola –, la cui importanza crebbe allorché l’Imperatore Costantino, nel IV secolo dopo Cristo, decise di costruire la prima Basilica di San Pietro sopra l’esistente necropoli che aveva a sua volta occupato l’area in cui sorgeva il Circo di Caligola (e Nerone).

La Basilica, con le successive trasformazioni, si è consolidata come costante punto di riferimento e attrazione, rafforzando l’importanza dell’asse pedonale proveniente dall’area di Castel Sant’Angelo, anch’essa oggetto di numerosi interventi di trasformazione durante il Medioevo ed il Rinascimento, compreso il rifacimento del sottostante Ponte omonimo. Se le testimonianze di natura monumentale sono di enorme rilievo, non meno significativi sono altri due elementi come il fiume Tevere, da un lato, e Via della Conciliazione, dall’altro, i quali, in ultima istanza, sono quelli che maggiormente hanno inciso sulla forma che lo spazio urbano ha assunto.

Per quanto riguarda il fiume, di grande importanza sono gli interventi di trasformazione attuati alla fine del secolo XIX, allorché la città di Roma divenne capitale dello Stato italiano (1870); interventi riguardanti la riconfigurazione del sistema spondale del Tevere al suo passaggio per il centro urbano – i famosi “Muraglioni” –, che hanno modificato in maniera drammatica il rapporto tra città e fiume.

Momento storico fondamentale nel definire la natura dell’attuale assetto urbano dell’area è la realizzazione, dal 1936 in poi, di Via della Conciliazione, secondo il progetto degli architetti Piacentini e Spaccarelli. L’intervento, promosso nella seconda metà degli anni ’30 dal regime fascista per commemorare i Patti Lateranensi del 1929 — mediante i quali si ristabilivano i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa, fino a quel momento in crisi dalla presa di Roma del 1870 —, comportò la demolizione di un terzo del rione e l’allontanamento di circa 5.000 persone, allo scopo di creare il grande viale che doveva consentire l’apertura della prospettiva verso San Pietro. L’opera fu contestata già all’epoca della sua realizzazione e duramente criticata dopo il suo completamento negli anni ’50 da figure come Zevi o Cederna.

IL PROGETTO

L’obiettivo principale del progetto consiste nella pedonalizzazione della precedente area di incrocio. Questa pedonalizzazione è stata raggiunta grazie al prolungamento della galleria stradale di cui si è fatto cenno in precedenza e che costituisce il cuore dell’intervento infrastrutturale. Tuttavia, da un punto di vista della costruzione dello spazio urbano, la sola pedonalizzazione dell’area centrale della piazza sembrava non fosse sufficiente per caratterizzare questo spazio. Il motivo fondamentale risiede nel fatto che, anche senza macchine, la fisionomia dell’area risentiva della pressione che il traffico veicolare aveva esercitato negli ultimi decenni, in particolare dal secondo dopoguerra, compromettendo il rapporto della piazza con quelli che, storicamente, erano i suoi elementi strutturanti, a cominciare dal fiume e dall’asse verso San Pietro.

Da un’analisi più approfondita sono dunque emersi una serie di obiettivi, legati alla riqualificazione urbana, che potevano essere raggiunti attraverso il progetto: in primo luogo, la riconnessione della zona centrale della piazza con il fiume; il miglioramento del rapporto tra la piazza e la zona del fossato e dei bastioni di Castel Sant’Angelo e, infine, la riqualificazione dell’area triangolare esistente tra la direttrice del Lungotevere e la stradina laterale a fianco della facciata laterale dell’edificio di Via della Conciliazione.

Sicuramente l’opera di riconnessione con il fiume è l’elemento qualificante del progetto. In effetti, nello stato precedente, la piazza e l’affaccio verso il fiume erano due ambiti fisicamente separati da un muro di contenimento attraverso il quale veniva risolta la differenza di quota tra il marciapiede che affianca il muraglione del Tevere, a quota costante, e la zona centrale della piazza in progressiva discesa dal Castello verso l’imbocco di Via della Conciliazione. Il muro che separava i due ambiti è stato sostituito con un piano inclinato, conformato come una gradinata che, oltre a raccordare la superficie della piazza con il marciapiede del Lungotevere, vuole costituire una zona di sosta e riposo; a questo proposito, è stata arricchita da una serie di alberature e sedute.

Un approccio similare ha guidato la riorganizzazione dell’area triangolare che media tra la nuova superficie pedonalizzata, che copre il precedente imbocco della galleria, e la facciata laterale dell’edificio di Piacentini e Spaccarelli; edificio nel quale, all’angolo della Via Traspontina, è incastonata una bella chiesa dell’inizio del secolo XVIII, la chiesa di Santa Maria Annunziata in Borgo. Anche in questo caso è stata disegnata una gradinata che raccorda il livello del Lungotevere, in corrispondenza con l’imbocco del ponte Vittorio Emanuele II, con la quota più bassa della chiesa.

Dal primo momento della stesura del progetto  è emersa la necessità di definire il carattere che lo stesso doveva assumere e, in questo senso, tenuto conto del contesto del quale si è già parlato, si è optato per assumere un tono molto basso: creare un progetto “silenzioso”, più interessato a rafforzare i rapporti tra gli elementi esistenti, consentendo un nuovo dialogo tra di essi, che a introdurre nuovi protagonisti in un’area che già ne vede quasi fin troppi. Una volta definiti gli obiettivi progettuali e gli elementi formali attraverso i quali raggiungerli, ci si è posti il problema della formalizzazione degli stessi in termini costruttivi. La ricerca di questa discrezione ha portato all’utilizzo di forme e materiali della tradizione degli spazi pubblici romani, dai blocchi in pietra basaltica — i cosiddetti sanpietrini — alle opere in travertino.

Infine, conviene accennare alle due fontane che caratterizzano la zona centrale della piazza; non perché siano gli elementi di maggiore rilievo da un punto di vista della costruzione dello spazio pubblico, ma perché hanno assunto un loro protagonismo e perché la loro progettazione è stata oggetto di accesi dibattiti con i diversi soggetti chiamati ad esprimersi sul progetto (il committente, il Comune di Roma, i rappresentanti del Vaticano…). Anche in questo caso, la forma delle fontane cerca di privilegiare il loro inserimento nell’ambito della piazza, cercando di collaborare al miglioramento delle condizioni ambientali dello spazio nel suo complesso, all’insegna di quella discrezione di cui si parlava in precedenza.

La metropolitana e le nuove stazioni

Ing. Andrea Sciotti – Responsabile di Progetto e Direttore Tecnico di Roma Metropolitane s.r.l.

L’anno giubilare 2025 ha visto, tra l’altro, anche il completamento dei lavori e l’apertura al pubblico (nel mese di Dicembre) della tratta T3 della Linea C della Metropolitana, con la quale la “terza linea” (o la “linea verde”) ha fatto a pieno titolo l’ingresso nel Centro Storico della Città. Dalla stazione S. Giovanni, terminale della tratta che è entrata in esercizio tra il 2014 ed il 2018, con Tre fasi Funzionali (circa 18.5 km di linea e 22 nuove stazioni), la nuova tratta si è sviluppata – per un totale di circa 3 km – dapprima verso viale Ipponio, dove è ubicata la nuova stazione di Porta Metronia, e poi, sottopassando il Celio, si è allungata verso il Colosseo, sulla direttrice via della Navicella-piazza Celimontana-via Claudia-piazza del Colosseo. Da questa, girando intorno all’Anfiteatro Flavio, la linea si è infine inserita sull’asse di via dei Fori Imperiali, dove è ubicata la nuova stazione Colosseo della Linea C, collegata con l’esistente ed omonima stazione della linea B.

Un’area unica al mondo per ricchezza e varietà del contesto archeologico, storico e monumentale (riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO), che ha amplificato le criticità e le sfide da affrontare e risolvere per una realizzazione ‘sostenibile’ e ‘sicura’ della nuova infrastruttura di trasporto. Gallerie realizzate a 30-35 metri dall’attuale livello urbano con TBM di ultima generazione, stazioni e pozzi realizzati tra paratie fino a 40-45 m di profondità, consolidamento preventivo dei terreni, opere di presidio di monumenti e edifici storici, ‘compensation grouting’ a protezione delle Mura Aureliane e della stazione Colosseo della Linea B, monitoraggio in tempo reale delle preesistenze: queste le principali soluzioni e tecnologie utilizzate, attingendo al meglio dell’ingegneria. Ma tutto questo non sarebbe bastato se ingegneri ed archeologi non avessero trovato obiettivi comuni e definito procedure condivise, che hanno garantito la salvaguardia del patrimonio archeologico – sia quello della città ‘visibile’ che quello della città ‘nascosta’ nel sottosuolo (generata dallo sviluppo urbano che ha portato a costruire per successive stratificazioni e sovrapposizioni, per spessori anche superiori ai 20 m) – che anche l’accrescimento delle conoscenze sulla storia e l’utilizzo delle aree interessate. Le due nuove archeo-stazioni sono il frutto e la dimostrazione degli effetti della sinergia applicata.

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